“Scrivimi una mail di 100 parole per chiedere al cliente le informazioni necessarie a iniziare il lavoro”: un prompt (pessimo) che porta come risultato una bottiglietta d’acqua giù per lo scarico.
Secondo uno studio condotto dal Washington Post, in collaborazione con l’Università della California, dobbiamo immaginare che una mail di 100 parole scritta da ChatGPT, consumi circa l’equivalente di una bottiglietta d’acqua da mezzo litro.
Tra le moltissime, e ogni tanto troppe, cose per cui ci scaldiamo parlando di intelligenza artificiale, difficilmente la tematica della sostenibilità emerge. Eppure ne dovremmo parlare molto di più. In occasione del Black Friday avevo scritto dell’inquinamento digitale come conseguenza di un consumismo sinceramente un po’ fuori controllo, trovate qui l’articolo. Oggi voglio fare un passo extra e parlare del rapporto tra intelligenza artificiale e impatto ambientale.
In calce a questo articolo inserirò molte fonti in cui andare a consultare i consumi dell’intelligenza artificiale, ma ora in realtà mi vorrei concentrare su qualche altra interessante domanda:
- Perché e cosa consuma l’intelligenza artificiale?
- Perché l’intelligenza artificiale è sia un problema che un’opportunità in tema ambientale?
- Cosa possiamo fare concretamente?

Credits: Sebastian Gollnow, Picture-Alliance/Dpa/Ap/LaPresse
Perché e cosa consuma l’intelligenza artificiale?
Nella nostra testa l’intelligenza artificiale è una schermata con una chat. “Un computer” che risponde in tempo reale alle nostre richieste. Ma quella che vediamo è soltanto l’interfaccia che comunica con noi. Dietro quello schermo, che ci sputa parole e immagini senza nemmeno il tempo di pensarle, si “nascondono” enormi server e data center da qualche parte nel mondo. Queste strutture consumano grandi quantità di energia elettrica e acqua. Quest’ultima è utilizzata nel raffreddamento del sistema che altrimenti si trasformerebbe in un barbecue a cielo aperto. E tanti cari saluti alle immagini delle celebrities con la nostra faccia. In aggiunta a questo abbiamo chiaramente anche le emissioni che, come qualsiasi attività produttiva, ci dobbiamo aspettare. Questo chiaramente senza contare l’ovvio: la costruzione di data center che non sono fatti esattamente di legno, plastica riciclata e vetro e che magari vengono costruiti in aree altrimenti verdi o naturali.
Perché l’intelligenza artificiale è sia un problema che un’opportunità in tema ambientale?
Perché l’intelligenza artificiale possa essere un problema basta leggere il precedente paragrafo, ma nello stesso momento possiamo anche considerarla un’alleata nella sostenibilità. E no, non ho problemi di personalità multipla.
Utilizzando la capacità computazionale e predittiva dell’IA infatti possiamo non solo prevedere scenari possibili, ma anche cercare soluzioni di efficientamento sia per aziende che intere economie. Riporto in merito una citazione della ricercatrice in Intelligenza Artificiale Etica e Sostenibile Sasha Luccioni: “Fundamentally speaking, if you do want to save the planet with AI, you have to consider also the environmental footprint [of AI first], It doesn’t make sense to burn a forest and then use AI to track deforestation.” “Fondamentalmente, se vuoi salvare il pianeta con l’IA devi anche considerare l’impatto ambientale di questa, non ha senso bruciare una foresta e poi usare l’IA per tracciare la deforestazione”
Questo significa che nel considerare quello che l’intelligenza artificiale può fare per noi, non possiamo prescindere dalle conseguenze del suo utilizzo, trovare il punto di equilibrio è la sfida del futuro molto più delle nuove potenzialità.

Cosa possiamo fare concretamente?
E qui entriamo nella parte più pratica di tutto questo articolo. Non vi dirò di non utilizzare l’IA, è uno strumento troppo strategico, ma farlo con criterio. Quindi mi permetto di lasciarvi 3 domande da farvi prima di utilizzare l’intelligenza artificiale nella vita di ogni giorno (parliamo di un utilizzo privato/aziendale di software come ChatGPT, Gemini e compagnia bella):
Utilizzare l’IA mi permette di raggiungere risultati che mi sarebbero altrimenti preclusi?
In questo ambito possiamo parlare sia di urgenza “ho bisogno di fare questa cosa in 10 minuti e mi servirebbero due giorni” (e un giorno magari parliamo di come l’urgenza dovrebbe esistere solo in ambito medico) sia di completare una task per cui non ho le competenze necessarie. Mi permetto di aggiungere che in questo caso sarebbe bene farsi la domanda: “non sarebbe meglio far fare questa cosa ad una persona che ha effettivamente le competenze per farla?” ma mi rendo conto che potrebbe risultare un tirare acqua al mio mulino.
Utilizzare l’IA mi permette di efficientare un processo che sarebbe altrimenti ancora più dispendioso?
Devo scegliere tra una breve chat con l’intelligenza artificiale e una ricerca di N giorni sul computer (che vi ricordo non funzionare ad aria) oppure tra un’interazione con ChatGPT e un incontro in presenza con spostamenti inclusi? In questo caso la chat è l’opzione di minor impatto.
Mi serve davvero?
3 volte su 4 la risposta a questa domanda è no. E lo dico con cognizione di causa perché è quella che mi faccio costantemente prima di aprire ChatGPT. Può essere intrigante avere una mail già bella e pronta in pochi secondi ma, diciamoci la verità, abbiamo scritto mail per decenni prima che qualche IA le scrivesse per noi. Spesso si tratta di pigrizia. Ma sebbene in qualche caso la pigrizia sia abbastanza sostenibile, in questo caso intasa un sistema che ha enormi potenzialità, per temi cruciali, che non sono: “scrivimi il messaggio da mandare al mio collega per dirgli che la sua presentazione è inguardabile, ma in modo professionale”.
Del mio rapporto con l’intelligenza artificiale ho già parlato qui e devo essere onesta che durante la stesura di questo articolo ho riflettuto ancora di più sul suo utilizzo che, come tutto, dal linguaggio ai social media, deve essere consapevole e informato.
Il tempo che risparmiamo noi lo mettiamo sulle spalle dell’ambiente e penso sia giusto che questa considerazione venga fatta nel momento in cui andiamo a chiedere una cosa qualsiasi al ChatGPT di turno.
Come anticipavo una delle sfide del futuro sarà quella di rendere sostenibile la tecnologia, perché è chiaro che non solo è qui per restare, ma ha già cambiato il panorama sociale e lavorativo in moltissimi ambiti. Ma finché l’equilibrio tra costi e benefici non sarà accettabile conviene farsi delle domande. Almeno tre.
Fonti:
- https://www.altalex.com/documents/news/2024/10/18/intelligenza-artificiale-impatto-ambientale
- https://valori.it/impatto-ambientale-intelligenza-artificiale/
- https://www.theguardian.com/technology/2023/aug/01/techscape-environment-cost-ai-artificial-intelligence
- https://arxiv.org/pdf/2304.03271
- https://www.internazionale.it/notizie/gabriele-crescente/2024/03/22/intelligenza-artificiale-ambiente